martedì 24 agosto 2021

Resident Evil: l'alba dell'Apocalisse

 










Sinossi:


Agosto 1998
Dopo essere sopravvissuta agli orrori di villa Spencer, e due mesi prima dell'arrivo in città del Nemesis, Jill Valentine lottò insieme ai sopravvissuti della S.T.A.R.S. per far conoscere la verità sulle attività illecite della Umbrella Corp.
Ma il contagio da virus-T non era stato ancora fermato e i cittadini vivevano le loro giornate ignari del flagello che da lì a poco si sarebbe abbattuto su Raccoon City.
L'inizio del dilagare della più famosa epidemia del mondo videoludico in un racconto che, attingendo scrupolosamente ai file di gioco come fonte, narra gli eventi immediatamente precedenti al celebre videogioco Resident Evil 3.



PREFAZIONE

Come ogni vero appassionato della serie Resident Evil ben sa, il terzo capitolo della saga si svolge, almeno nella sua prima parte, 24 ore prima degli eventi di Resident Evil 2 incentrati su Leon S. Kennedy e Claire Redfield.
Resident Evil 3 vede nuovamente protagonista Jill Valentine, icona del primo capitolo e personaggio destinato a riapparire in almeno altri due episodi principali (Resident Evil Revelations e Resident Evil 5).
Tuttavia, tra Re1 e dunque Re3 intercorre un lasso temporale di ben due mesi, un vuoto colmato grazie agli innumerevoli documenti, rapporti, diari e file presenti sia in Re2 che in Re3 i quali ci narrano l'evoluzione degli eventi di quelle otto settimane che vanno dal contagio a villa Spencer allo scoppio dell'inferno a Raccoon City.
Grazie a tali scritti è possibile tracciare anche l'operato dei sopravvissuti della S.T.A.R.S. (e dunque della stessa Jill).
Dalla missione investigativa in Europa di Chris alla collusione di Brian Irons con William Birkin, fino agli orrendi misfatti perpetrati nell'orfanotrofio, ogni cosa di quei due mesi mai mostrati è minuziosamente descritta in tali documenti di gioco e ad essi ho attinto per la narrazione che state per leggere, interamente incentrata sulle vicende riguardanti l'operato di Jill Valentine prima della sua leggendaria fuga dalla città braccata dall'inarrestabile Nemesis vista in quel terzo episodio che ha goduto anche di uno spettacolare remake in tempi recenti.
La storia qui presente divisa in brevi "atti" è dunque da considerarsi non una semplice fanfiction, ma bensì, attingendo completamente gli eventi dai file di gioco, una storia pienamente canonica alla timeline principale della serie con i volti e i nomi più noti della prima trilogia di Resident Evil.
CAPCOM ci ha mostrato la fine di Raccoon City, io vi mostro l'inizio della fine, l'alba dell'Apocalisse, con un prequel che si ricongiunge direttamente a Resident Evil 3.
Buona lettura!




ATTO 1: insabbiamento

《 Lei non capisce 》 tuonò Chris Redfield sbattendo il pugno sulla scrivania del capo della polizia Brian Irons 《 o è colluso con loro. 》
《 Adesso basta Chris! 》 replicò burbero il capo 《 Cristo santo, vi rendete conto di che storia mi avete raccontato? Morti che camminano? ma per favore... 》 
《 Le abbiamo raccontato la verità 》 lo interruppe Jill 《 tutta la verità sui fatti avvenuti ad Arklay è in quel rapporto signore 》 spiegò 《 ci pensi, che motivo avremmo di mentire? Io, Chris e Brad siamo gli unici sopravvissuti dell'unità S.T.A.R.S. 》
Il capo si passò la mano sui baffi sbuffando.
《 Già, anche Wesker è andato 》 mormorò.
《 Il capitano Albert Wesker era un traditore 》 rispose irato Chris.
Fu allora che Jill notò l'espressione dipintasi sul volto del commissario e poggiando una mano sulla spalla di Chris lo zittì.
《 Ad ogni modo, siete fuori dalla S.T.A.R.S., tutti e tre. Vi rimando alla stradale. Comunicate a Vickers la mia decisione! 》
Chris scosse il capo alzandosi di scatto e voltandosi verso la porta.
《 Stronzo 》 sussurrò venendo però udito chiaramente.
《 Che cosa hai detto Redfield? 》
Chris si voltò avvicinandosi al commissario con aria di sfida.
《 Ho detto stronzo, hai capito brutto pezzo di merda corrotto? 》 chiese in preda all'ira dando una spinta al suo capo con entrambe le mani.
《 Sei espulso Redfield, fuori da questo distretto! 》 urlò il capo della polizia mentre Chris si tolse il distintivo lanciandolo sulla scrivania del suo ormai ex superiore e lasciando la stanza.
《 Chris 》 lo chiamò Jill 《 aspetta. 》
《 Aspettare cosa? La S.T.A.R.S. non esiste più, Wesker era un dannato bastardo al soldo della Umbrella e il capo del dipartimento è palesemente corrotto. Ogni prova del coinvolgimento della Umbrella in quelle porcate è andata perduta con l'esplosione del laboratorio sotto la villa e il loro virus sta continuando ad attecchire su quelle montagne. Quanto credi ci vorrà prima che raggiunga Raccoon City? Se ciò dovesse accadere, sarebbe l'inferno sulla Terra. 》
《 Cosa intendi fare allora? Lo hai detto tu stesso, abbiamo le mani legate. 》
Chris rifletté alcuni istanti prima di rispondere.
《 No, non mi arrendo. Quando eravamo nel laboratorio ho letto delle email da un computer indirizzate a un certo Nathaniel Bard e provenienti dalla filiale di Parigi della Umbrella. In una di esse si faceva menzione di un esperimento dal nome in codice Nemesis e dell'invio dei dati a un laboratorio sotto Raccoon City. 》
《 Un secondo laboratorio? 》
《 Già, proprio sotto i nostri piedi, e la Umbrella europea è coinvolta in un fantomatico progetto Nemesis. 》
《 Hai idea di cosa sia? 》 chiese la ragazza preoccupata.
《 No, ma credo lo scopriremo presto. Andrò a Parigi, indagherò sulla filiale europea, ma tu devi restare qui e tener d'occhio Irons. Prima o poi farà un passo falso, una telefonata o un appuntamento. 》
Jill annuì.
《 Prenderò nota di ogni cosa, la faremo pagare a quel verme 》 replicò lei 《 la Umbrella la pagherà cara! 》



- Venti giorni dopo -

ATTO 2: l'impero del male

Trascorsero più di due settimane dalla retrocessione dei membri residui della squadra speciale S.T.A.R.S. e dall'espulsione di Chris Redfield dal dipartimento di polizia.
Come quest'ultimo disse, partì per l'Europa lasciando i compagni Jill Valentine e Brad Vickers a Raccoon City a investigare sulla Umbrella e su un presunto giro di tangenti ad'opera della multinazionale che coinvolgeva non solo il dipartimento ma addirittura il sindaco Michael Warren.
Fu allora che Jill realizzò una verità che in tutti quegli anni si era rifiutata di vedere: Raccoon City era di fatto governata dalla Umbrella Corp.
Viveva nella tana del lupo.
Ripensò agli eventi avvenuti poche settimane prima. Alla missione tra i monti Arklay in soccorso del team Bravo della S.T.A.R.S., la perdita di colleghi e amici di una vita, alcuni dei quali uccisi da lei stessa perché infettati dal virus creato segretamente in quel luogo, nel laboratorio di villa Spencer.








Ripensò al tradimento di colui che era un esempio di serietà e disciplina all'interno della squadra, il capitano Wesker, rivelatosi colluso con la Umbrella.
Infine rivide davanti ai suoi occhi la morte di Barry Burton, l'anziano e veterano del gruppo, il suo mentore nonché colui a cui doveva il suo ingresso nella S.T.A.R.S.
Nella vicina cittadina di Stone-Ville Barry aveva una moglie e due figlie e fu suo l'onere di riferire ai familiari quanto accaduto all'uomo.
Un compito che si sarebbe volentieri risparmiata.
Infine rientrò in città cominciando a redigere con i compagni sopravvissuti il rapporto circa i fatti avvenuti nella villa-laboratorio della Umbrella.
Una domanda tuttavia le assillava la mente: chi aveva attivato il sistema di autodistruzione della struttura mandando in cenere le prove di quegli orrendi esperimenti?
Possibile che Wesker fosse ancora vivo? Oppure c'era qualche altro funzionario della Umbrella sul posto, inviato per insabbiare tutto?
Mentre ripensava a questi eventi e all'inferno affrontato tra le montagne Arklay vicino a Raccoon City, esperienza che mai sarebbe riuscita a dimenticare, alcune gocce di pioggia iniziarono a bagnarle il viso.
Indossò il casco e mise in moto la motocicletta per fare ritorno a casa, si era fatto ormai molto tardi, quando finalmente qualcosa avvenne.
Il commissario Irons apparve all'esterno di un locale, richiudendo l'ombrello e varcandone la soglia.
Si sedette a un tavolo in cui lo aspettava un uomo con i capelli biondi e il viso sbarbato e pulito.
I due si strinsero la mano, dialogarono, infine l'uomo misterioso porse una busta al capo della polizia.
Jill scattò diverse foto senza perdere tempo documentando l'accaduto, per poi rimettere in moto il proprio mezzo e dirigersi verso la stazione di polizia dove avrebbe iniziato delle ricerche circa l'identità di quell'uomo sconosciuto.
《 Jill, fai gli straordinari? 》 esordì l'agente Murphy Kelton, cugino dell'agente di vecchia data Marvin Branagh, al veder apparire la veterana del dipartimento 《 ho saputo della discussione con il capo. 》
《 Già, ora indossiamo la stessa uniforme del R.P.D., dovrai farmi scuola, sono un po' arrugginita come poliziotta. 》
《 Io fare scuola a te? 》 domandò l'agente sgranando gli occhi 《 vedrai che sarà solo momentaneo, tornerai nella S.T.A.R.S. ne sono certo! 》
《 Murphy, non esiste più la S.T.A.R.S. 》 lo corresse Jill abbozzando un sorriso forzato e salutandolo.
Si diresse nella stanza in cui venivano sviluppati i rullini fotografici.
Erano le 2:30 e la centrale era praticamente deserta ad eccezione degli agenti del turno notturno, ciò le permise di lavorare con calma.
Raccolse i dati fisionomici dell'uomo mediante uno scanner e avviò una ricerca nel database, fino a ottenere un nome.
William Birkin, responsabile del reparto ricerca e sviluppo della Umbrella.
Finalmente dopo settimane di indagini e pedinamenti aveva una prova che collegava il commissario di polizia con il colosso farmaceutico, in quelle scene immortalate che avevano tutto il sapore di un passaggio di tangenti.
Ora aveva la certezza che il sospetto di Chris era più che fondato, non ci si poteva fidare della polizia di Raccoon City.
Nei giorni successivi la ragazza continuò con i pedinamenti a distanza, riuscendo a immortalare lo stesso passaggio di busta tra il commissario Irons e il sindaco Warren.
Dal dipartimento di polizia alla politica locale, fino al settore farmaceutico e persino mercati più piccoli come cosmetici, prodotti di bellezza o alimentazione biologica, fino ai piccoli negozi di giocattoli per bambini, ogni cosa a Raccoon City era controllata direttamente o indirettamente dalla Umbrella Corp. la quale esercitava il proprio potere in ogni settore dell'economia.







La città era il centro di un vero e proprio impero che segretamente andava a finanziare la ricerca illegale per la produzione di armi biologiche, tra cui il terribile virus-T, capace di portare alla morte e in seguito rianimare i corpi deceduti trasformandoli in veri e propri vettori per la diffusione del virus.
Un simile impiego di quell'agente patogeno in campo bellico avrebbe fatto gola a molti, ma il virus andava perfezionato. Occorreva infatti trovare un modo per eliminare, o "addomesticare", gli infetti una volta distrutto uno schieramento nemico.
La ricerca aveva portato gli scienziati della Umbrella a creare, tramite l'uso combinato del virus con l'ingegneria genetica, addirittura creature dotate di intelletto e capaci di eseguire ordini semplici.
Era il caso dei cosiddetti Tyrant o degli Hunter.
Possibile che il progetto Nemesis scoperto da Chris fosse volto alla creazione di una nuova creatura capace di eseguire ordini come un automa?
Tralasciando questi interrogativi, Jill proseguì nelle indagini.
Fu un lampo di genio a spingerla a investigare nel settore degli appalti e degli immobili, portando alla luce una terrificante e orrenda realtà che si consumava da anni sotto il naso di tutti, qualcosa che scosse profondamente la ragazza e ne turbò l'animo più degli orrori affrontati a villa Spencer.



ATTO 3: il pianto degli innocenti

Jill si recò sul posto alle prime luci dell'alba.
Era riuscita a riposare soltanto un paio d'ore, ma non c'era tempo per dormire, doveva assolutamente constatare con i propri occhi un increscioso sospetto.
L'insegna recava la scritta - orfanotrofio cittadino - e un brivido le attraversò la schiena alla vista di alcune lapidi all'interno del cortile privato dell'edificio.
《 Un piccolo cimitero? 》 mormorò.
Davanti a una di esse vi era della terra scavata e una piccola bara scoperchiata e macchiata di sangue e nella sua mente iniziarono a palesarsi pensieri tanto raccapriccianti da non poter nemmeno essere presi in considerazione.
Notò la presenza di un cartello affisso alla cancellata che spiegava come il luogo era dismesso da alcuni giorni per lavori di ristrutturazione e messa a norma, pertanto i bambini erano stati trasferiti momentaneamente in un luogo che per tutela della privacy non poteva essere reso noto.
Smontò dalla motocicletta e si tolse la giacca di pelle non appena la temperatura di quegli afosi giorni estivi iniziò ad aumentare a mano a mano che il sole si alzava nel cielo, restando con un top nero aderente ma con il distintivo ben in vista agganciato alla cintura.
Si guardò rapidamente intorno e infine si arrampicò scavalcando la cancellata.
Si diresse verso la porta d'ingresso trovandola chiusa a chiave.
Nel dipartimento di polizia Jill era nota come la "regina delle serrature", cosa di cui non andava di certo orgogliosa. 
Suo padre, Dick Valentine, era uno scassinatore e ladro professionista e trasmise le sue conoscenze alla figlia.
Tuttavia, quando l'uomo fu arrestato, Jill dovette trascorrere la sua infanzia proprio in un orfanotrofio simile a quello che stava violando in quel preciso istante.
Raggiunta la maggior età, dopo una breve esperienza militare nella Delta Force, decise di seguire le orme paterne dedicandosi ai furti, prima di essere catturata da Barry Burton il quale non l'arrestò ma preferì far ricadere la responsabilità dei furti su un noto balordo locale e reclutare la ragazza nella squadra speciale S.T.A.R.S. in qualità di esperta scassinatrice.
Iniziò così a mettere al servizio di una giusta causa un'abilità acquisita in origine per fini tutt'altro che nobili.
Per tale ragione Jill non si sarebbe mai sentita sufficientemente grata a Barry.
Non colpevolizzava suo padre, infondo si ritrovò, dopo la morte della moglie, a crescere e dover sostentare da solo una figlia, e quando perse il lavoro a causa della prepotente espansione della Umbrella in ogni settore non gli restava altra strada percorribile per sfamare la piccola Jill se non quella del crimine.
Tuttavia il ritrovarsi dopo decenni in un edificio simile smosse in lei sensazioni e ricordi che pensava di essersi lasciata alle spalle.
In meno di un minuto forzò la serratura e si ritrovò all'interno dell'edificio, impugnando la sua mini torcia e iniziando l'indagine.
Doveva trovare l'ufficio dell'amministrazione, probabilmente lì vi avrebbe trovato anche un archivio con relativi documenti che potevano esserle utili.
Perlustrò scrupolosamente il piano terra, stanza per stanza, fino a ritrovarsi nell'ufficio del direttore dello stabile.
Notò la presenza di una testa di cervo imbalsamata fissata alla parete sopra un camino inutilizzato da tempo e scosse il capo al pensiero che potesse esserci qualcuno con la medesima macabra passione del suo corrotto capo.
Aprì un cassetto della scrivania iniziando a frugare negli incartamenti presenti, ma non ottenne nulla di utile.
Ripeté l'azione con un secondo cassetto, prima di concentrarsi sugli archivi dietro la scrivania.
Controllò carte, documenti, ma non rinvenne niente di sospetto.
《 Eppure deve esserci qualcosa, la Umbrella finanzia questo posto 》 mormorò tra sé e sé 《 possibile facciano davvero una buona azione? Sarebbe l'unica 》 continuò udendo un rumore provenire dal piano di sopra.
Lasciò tutto come si trovava e impugnando l'arma di servizio si diresse a passo lento verso l'atrio principale dove si trovava la scalinata che conduceva al piano superiore.
Percorse il corridoio buio a causa delle finestre oscurate con dei nylon neri facendosi luce con la torcia, giungendo all'ingresso.
Repentina fu la sua azione nel voltarsi puntando la pistola in direzione di un rumore improvviso, notando soltanto una palla rotolare giù dalle scale verso i suoi piedi.
Illuminò in cima alla scalinata scorgendo un'ombra dileguarsi accompagnata da rumore di passi che correvano.
《 C'è qualcuno? 》 chiese ad'alta voce iniziando a salire i gradini 《 sono della polizia 》 aggiunse notando del movimento dietro un armadio 《 vieni fuori! 》
Si avvicinò di altri due passi scorgendo la figura di un bambino voltato di spalle.
《 Oh Santo cielo 》 mormorò sollevata riponendo l'arma nella fondina e avvicinandosi al ragazzino.
《 Va tutto bene? Sono della polizia 》 spiegò poggiandogli una mano sulla spalla 《 cosa ci fai qui? Questo posto è... 》
Il bambino scattò uscendo dall'ombra, voltandosi verso di lei e tentando di morderla.
La prontezza di riflessi di Jill fu determinante nel respingerlo e tornare a impugnare la pistola.
Aveva davanti agli occhi un bambino infetto dal virus-T e improvvisamente riaffiorò il ricordo di quella tomba aperta all'esterno dello stabile, e allora capì.








Ma non solo...
A mano a mano che il bambino, divenuto ormai uno zombi a tutti gli effetti, si dirigeva con passo lento e convulso verso di lei, con la bava alla bocca e gli occhi vitrei, riaffiorarono dai meandri della sua mente i ricordi degli eventi del mese prima sulle montagne Arklay.
Rivide i suoi compagni caduti, gli amici di una vita trasformati in zombi dal virus creato nella struttura di quel luogo e a cui lei stessa dovette sparare.
Iniziarono a tremarle le mani e le lacrime le rigarono il viso.
《 Stai indietro 》 intimò con voce tremante al bambino 《 ti prego, non farmelo fare. Ti prego... 》 mormorò scuotendo il capo, per poi chiudere gli occhi un istante e ricordare le parole di Chris.
"Una volta che sono infetti, non sono più esseri umani ma demoni. Un colpo solo alla testa, è l'unico modo per fermarli."
《 Non sono più umani 》 ripeté a bassa voce riaprendo gli occhi 《 un colpo alla testa. 》
Prese la mira mentre il bambino continuava ad avvicinarsi fino ad allungare una mano verso di lei e mormorare qualcosa.
《 A...iutami... 》
Jill strinse i denti fino a farsi sanguinare le gengive.
《 Perdonami 》 sussurrò premendo il grilletto.
Il corpo del ragazzino cadde all'indietro con un tonfo ovattato come fosse un manichino e Jill si adagiò sulle ginocchia nel tentativo di riprendersi da quanto aveva appena fatto.
Aveva sparato a un bambino.
"Non sono più umani ma demoni" ripeté le parole di Chris come ad autoconvincersi del loro significato, ma era difficile da accettare.
Si asciugò le lacrime notando la presenza di un quaderno arrotolato stretto nella mano del piccolo.
Lo afferrò iniziando a sfogliarne le pagine insanguinate realizzando trattarsi di un diario, scritto probabilmente dallo stesso ragazzino a cui aveva appena sparato, prima che si trasformasse.
Uscito dalla tomba forse era andato alla ricerca dell'unico ricordo rimastogli della sua vita umana.
Ciò che vi era tra quelle righe suscitò nella ragazza il più cupo degli orrori.
Il ragazzino descriveva minuziosamente cosa avveniva in quel luogo dimenticato da Dio, uomini in camice bianco che prelevavano bambini che non facevano più ritorno.
Alcuni tornavano ma dopo qualche giorno iniziavano ad accusare strani sintomi e venivano sepolti vivi nel terreno adiacente all'edificio, dove si trovavano le lapidi.
La Umbrella utilizzava i bambini dell'orfanotrofio come cavie per i suoi esperimenti.
《 Figli di puttana 》 mormorò Jill, fino ad arrivare a una pagina in cui il bambino descriveva il direttore del posto.
Un uomo con una grossa pancia, i baffi e il distintivo.
Rammentò la testa di cervo imbalsamata vista poco prima e finalmente le fu tutto chiaro.
《 Bastardo 》 sussurrò al realizzare che il capo della polizia Brian Irons era anche il direttore dell'orfanotrofio e autorizzava la Umbrella a svolgere esperimenti sui bambini.
In quel momento la radio di servizio emise un suono e Jill l'afferrò portandola alle labbra.
《 Qui agente Valentine, cosa succede? 》
《 Jill 》 urlò Murphy 《 devi venire immediatamente all'ospedale Spencer Memorial, ti prego fai presto... 》
Murphy che succede? Rispondi! 》
《 È l'inferno Jill. Mio Dio cosa sono queste creature? 》
Jill socchiuse gli occhi un istante e prese un profondo respiro.
Era cominciata...
Lasciò il diario del bambino su un mobile e corse verso la motocicletta montandovi in sella e partendo, senza neanche indossare il casco, in direzione del R.P.D.
Se stava avvenendo ciò che Chris aveva previsto doveva equipaggiarsi.



ATTO 4: l'attacco dei morti

Procuratasi caricatori da 9 mm a sufficienza Jill notò che il dipartimento era completamente deserto.
Tutte le forze di polizia erano state chiamate per fronteggiare la minaccia all'ospedale principale di Raccoon City, quell'enorme struttura che era stata beffardamente titolata al presidente e fondatore della Umbrella Oswell E. Spencer.
Montò nuovamente sulla motocicletta e raggiunse i compagni allo Spencer Memorial trovandosi davanti ad uno scenario da incubo.
Nei giorni scorsi diversi furono i casi di cannibalismo registrati in ogni quartiere della città e i feriti venivano trasportati tutti all'ospedale per le cure necessarie, iniziando a manifestare dopo poche ore strani sintomi di aggressività e violenza.
I medici furono portati erroneamente a credere che si trattasse di patologie psichiatriche, ma Jill sapeva bene che non era affatto quello il problema.
Il virus-T aveva cominciato a diffondersi a Raccoon City e quanto stava accadendo all'ospedale era solo l'inizio.
L'intero perimetro dell'edificio era stato transennato e oltre le barricate orde di non morti ormai privi di qualunque raziocinio tentavano lo sfondamento.








《 Jill, grazie al cielo 》 esordì Brad correndole incontro 《 è proprio come ad Arklay, anzi peggio. 》
《 E non è che l'inizio 》 replicò la ragazza smontando dalla moto e dirigendosi verso la camionetta della S.W.A.T.
《 La situazione? 》 chiese varcandone l'ingresso.
《 Agente stia fuori, ci pensiamo noi a... 》
《 Agente un cazzo 》 lo interruppe Murphy 《 lei è Jill Valentine, membro d'élite della S.T.A.R.S. 》
Il sergente della S.W.A.T. rimase interdetto qualche istante prima di proseguire.
《 Chiedo scusa 》 mormorò iniziando a spiegare 《 abbiamo almeno duecento ostili oltre le barricate e forse molti di più all'interno dell'ospedale. 》
《 Sapete come fermarli? 》 chiese Jill.
《 Veramente 》 replicò il sergente imbarazzato 《 abbiamo perso già due squadre, siamo rimasti in quattro. Quei soggetti non... 》 si fermò cercando di trovare le parole giuste da dire.
《 Non muoiono, vero? 》
《 È... è così... 》
Jill annuì sospirando e tornando a guardare gli infetti oltre le transenne.
《 Mirate alla testa 》spiegò 《 basta un colpo. E sperate che una volta caduti a terra, ci rimangano. 》
《 Cosa intende? 》
《 Intendo che possono mutare 》 rispose caricando il colpo in canna alla pistola d'ordinanza, per poi dirigersi verso l'equipaggiamento S.W.A.T.
《 Questo è di qualcuno? 》 domandò indicando un fucile d'assalto di nuova generazione.
《 I miei uomini sono già equipaggiati, ciò che vede qui è armamentario di scorta. 》
《 Ora è mio 》 sentenziò Jill imbracciando l'arma e dirigendosi all'esterno del furgone con gli agenti S.W.A.T. al seguito.
《 In alternativa al colpo in testa, potete farli saltare in aria. Avete delle granate vero? 》
Il sergente la guardò confuso.
《 Servono autorizzazioni speciali per le armi da guerra, soprattutto se usate contro civili. 》
Jill si voltò di scatto in preda alla rabbia.
《 Mi ascolti bene sergente, li vede quelli? Li vede? 》 chiese indicando gli zombi oltre le transenne 《 li guardi bene. Hanno ammazzato i suoi uomini, resistono ai proiettili, le sembrano civili? Quelli non sono neanche umani, non più 》 indicò poi un non morto con indosso l'uniforme S.W.A.T. 《 e basta un morso, uno solo, per diventare come loro. Non c'è cura conosciuta, una volta morsi da uno di quegli esseri non si torna indietro, può solo spararsi un colpo in bocca e pregare Dio di avere pietà della sua anima. 》
《 Rischio il distintivo così... 》
《 Ci pensi, è più importante il suo posto di lavoro o la vita di milioni di innocenti? Donne, bambini... 》 al pronunciare l'ultima parola ripensò al ragazzino dell'orfanotrofio 《 tra le vittime di questi mostri potrebbe esserci sua figlia! 》
《 Come sa che ho una bambina? 》
《 Ho visto la foto sul furgone e ho tirato a indovinare, immaginando fosse sua figlia. 》
L'uomo ascoltò rammaricato la spiegazione della ragazza fissando il suo vecchio agente oltre la barricata, ora divenuto una di quelle creature.
《 Se non li uccidiamo ora, questa malattia si diffonderà in tutti gli Stati Uniti. È questo che vuole sergente? 》
Ci furono alcuni istanti di silenzio, infine l'uomo rispose.
《 Vado a prendere le granate 》 decise tornando al furgone.



ATTO 5: topi in trappola

Equipaggiati con l'artiglieria pesante, i pochi agenti S.W.A.T. rimasti aprirono le transenne iniziando a bersagliare l'orda di non morti con granate esplosive e al napalm.
Jill, Brad e Murphy fecero fuoco con fucili d'assalto e carabine da dietro una barricata, mirando alla testa dei bersagli ed eliminandone molti.
Tuttavia Jill si rese conto ben presto dell'inutilità delle granate usate dagli agenti S.W.A.T.
《 Non è possibile... 》 mormorò incredula alla vista di alcuni infetti senza arti o addirittura mezzi busti striscianti con il corpo amputato dalle esplosioni, continuare a muoversi e aggredire gli agenti.
Ricordava bene come fosse possibile eliminare gli zombi a villa Spencer facendone a pezzi i corpi, mentre quelli che aveva davanti in quel momento erano in grado di muoversi anche se privi di gambe o braccia, strisciando sull'asfalto e saltando con il busto.
Pur trattandosi del medesimo virus-T era chiaro che doveva aver subito una leggera mutazione che rendeva gli infetti molto più resistenti.
Gli agenti e il sergente della S.W.A.T. finirono con l'essere travolti dai non morti e Jill se ne sentì responsabile.
Volse un ultimo pensiero alla bambina vista nella foto sul furgone la quale non avrebbe più riabbracciato il padre a causa sua.
《 Torna alla centrale! 》 ordinò a Murphy 《 chiama tutti gli agenti, costruite un cordone di sicurezza attorno al dipartimento. Barricate porte, finestre e tutti gli accessi secondari! 》
《 Cosa intendi fare? 》 chiese il poliziotto.
《 L' R.P.D. sarà una roccaforte, l'ancora di salvezza per i cittadini non contagiati. Ora vai! 》
Murphy annuì poggiando una mano sulla spalla della ragazza.
《 Stai attenta 》 l'avvertì per poi allontanarsi dal posto e dirigersi verso un auto pattuglia.
《 Noi cosa facciamo? Restiamo qui a farci spolpare le ossa? 》 chiese Brad sarcastico, quando un violento colpo metallico a meno di tre metri da loro attirò l'attenzione dei due S.T.A.R.S.
《 Dimmi che sei stato tu 》 esordì Jill seguita da un secondo e un terzo colpo contro la barricata di ferro davanti ai loro occhi.
Si udirono alcuni versi non umani, infine la protezione crollò palesando la presenza di quattro cani orribilmente deturpati e dagli occhi iniettati di sangue.







《 Oh cazzo... 》 esclamò Brad alzandosi in piedi e correndo tra i non morti in direzione dell'ospedale.
《 Brad! 》 lo chiamò urlando Jill seguendolo a sua volta braccata da quelle quattro furie capaci di correre molto più velocemente di un essere umano.
Evitò uno zombi e poi due, spingendone un terzo addosso a uno dei cani inferociti, ma fu raggiunta lateralmente da uno dei quadrupedi zombificati cadendo al suolo.




Frappose il fucile d'assalto tra sé stessa e il cane spingendo sul collo della bestia, quando questa fu raggiunta da un proiettile alla testa sparato da Brad.
Si rimise in piedi rapidamente lanciando l'arma contro gli altri cani zombi ed estraendo la propria pistola d'ordinanza, eliminandone un secondo con un colpo in mezzo agli occhi.
Tuttavia un non morto strisciante le si aggrappò ad una caviglia, un altro le afferrò il braccio sinistro mentre uno di quei cani balzò nella sua direzione.
Fu grazie a Brad che la strattonò con tutta la forza che aveva in corpo tirandola all'interno dell'ospedale e chiudendo la porta, se Jill riuscì a scampare a morte certa.
Tuttavia erano ora bloccati all'interno dello Spencer Memorial circondato da centinaia di infetti che tentavano di sfondarne le vetrate.
Erano come topi in trappola.












ATTO 6: via di fuga

《 Te ne devo due 》 esordì Jill in preda al fiatone asciugandosi il sudore misto a sangue che le bagnava il viso.
《 Sei ferita? 》
《 Non è sangue mio 》 rispose la ragazza 《 e tu? 》
《 Per ora no. 》
《 Meglio, vorrà dire che non dovrò spararti alla testa. 》
Brad annuì sospirando.
《 Simpatica, ma siamo caduti dalla padella alla brace. Siamo bloccati qui dentro e Dio solo sa quanti altri infetti ci sono nelle corsie. 》
《 Non voglio saperlo 》 rispose Jill 《 usiamo l'ascensore e raggiungiamo il tetto. Da lì invieremo un segnale di soccorso in qualche modo. 》
L'uomo annuì rimettendosi in piedi e seguendo la collega fino all'atrio principale dell'ospedale, premendo il tasto dell'ascensore.
《 Merda, non c'è corrente 》 brontolò picchiando il pugno contro la parete.
《 Vorrà dire che useremo le scale 》 replicò la ragazza impugnando saldamente la sua Samurai Edge, la pistola d'ordinanza degli agenti S.T.A.R.S. e avanzando per prima.
I due poliziotti percorsero il lungo corridoio illuminato dalle flebili luci d'emergenza attraversando una porta dopo l'altra fino a raggiungere la prima rampa di scale.
Salirono i primi gradini quando un rumore alle loro spalle li spinse a voltarsi repentinamente.
Le due grandi ante di legno erano state divaricate dall'ingresso di una creatura dalla pelle verdastra e ricoperta di squame che Jill conosceva molto bene.









Dalle sembianze di un rettile umanoide, il grosso mostro dalle dita artigliate si avvicinò a passo lento.
《 Che cazzo è quello? 》 esordì Brad in preda al panico.
《 È impossibile 》 mormorò Jill 《 non è un infetto, è un Hunter, una delle creazioni della Umbrella. Questo significa che in questo ospedale c'è un punto d'accesso al laboratorio di cui parlava Chris 》 spiegò mentre entrambi salivano lentamente la scalinata camminando all'indietro e tenendo la creatura sotto tiro.
Brad, che ai tempi della missione ad Arklay era rimasto all'elicottero senza addentrarsi a villa Spencer, era all'oscuro dell'esistenza di un mostro simile.
《 Come si uccide? 》 chiese.
《 Servirebbe un lanciagranate, oppure... 》
《 Oppure? 》 chiese Brad mentre l'Hunter compì un salto di due metri nella loro direzione.
《 Corri! 》 urlò voltandosi e percorrendo le rampe di scale braccati dalla veloce creatura, fino a raggiungere la porta che conduceva al tetto dell'ospedale e dopo averla oltrepassata chiudendosela alle spalle.
Brad posizionò il fucile d'assalto tra i maniglioni fermando le ante che subivano colpi ripetuti da parte dell'Hunter.
《 Non reggerà a lungo! 》 urlò impugnando a sua volta la Samurai Edge e iniziando a sparare colpi oltre la porta metallica.
Diversi proiettili raggiunsero la bestia la quale decise di desistere e allontanarsi.
《 Non illuderti, tornerà. Una volta che sentono il tuo odore non c'è nulla che possa fermarli dal braccarti. Sono cacciatori 》 spiegò la ragazza.
《 Ho paura di chiedertelo, ma perché parli al plurale? 》
Jill lo fissò alcuni istanti prima di rispondere.
《 Perché cacciano in branco 》 mormorò voltandosi lentamente e scorgendo alle loro spalle altri cinque Hunter.
Brad deglutì scuotendo il capo incredulo.
《 Preferivo i non morti 》 commentò perdendo i sensi e cadendo al suolo.
《 Brad! 》 lo chiamò Jill 《 maledizione Brad, non puoi svenirmi adesso 》 continuò tenendo gli Hunter sotto tiro pur conscia del fatto che la sua pistola era inutile contro quelle belve dalla pelle corazzata.
Gli Hunter erano creature generate tramite manipolazione genetica mediante il virus-T con DNA di rettile su un ospite umano.
Grazie alla loro resistenza e obbedienza a chi riconoscevano come padrone e alleato, erano il prodotto di punta della Umbrella, creati in massa e venduti sul mercato nero per essere impiegati negli scenari bellici di tutto il mondo.
Fu in quel momento che a Jill venne un'idea folle, ma che se avesse funzionato avrebbe salvato entrambi.
Abbassò l'arma e si avvicinò di alcuni passi.
Le creature l'annusarono, e dopo diversi secondi che alla ragazza parvero interminabili, si allontanarono non riconoscendo in lei una minaccia.
Jill sospirò con il cuore che le esplodeva nel petto e trascinando Brad di peso si diresse faticosamente verso una seconda porta a pochi metri di distanza.
Quando fu per raggiungerla tuttavia, l'Hunter ferito precedentemente dai colpi di pistola di Brad apparve a sua volta saltando da una finestra e mandando in frantumi il vetro.
Il mostro emise un verso misto tra urlo e ruggito e gli Hunter che prima si erano allontanati gli si avvicinarono annusandogli e leccandogli le ferite, per poi voltarsi verso i due agenti S.T.A.R.S. ed emettendo un verso rabbioso contro di loro.
《 Merda 》 esclamò Jill sollevando di peso il compagno e appoggiandolo al cornicione.
Puntò la Samurai Edge contro quelle belve e iniziò invano a far fuoco all'impazzata.
Gli Hunter accelerarono il passo ma furono raggiunti da una violenta esplosione.
Tre di loro saltarono in aria mentre i restanti precipitarono giù dal tetto schiantandosi sull'asfalto dove un manipolo di non morti gli si avventò addosso iniziando a divorarne le carni.
Jill si voltò nella direzione da cui aveva visto arrivare il colpo di lanciagranate e vide con immenso stupore misto a sollievo qualcuno che mai si sarebbe aspettata di rivedere.
《 Sei... 》 sussurrò 《 sei davvero tu? 》
L'uomo diede un ultimo tiro di sigaretta gettandola al suolo e spegnendola con la suola dello scarponcino, mentre caricò il lanciagranate e abbozzò un sorriso sotto la folta barba.
《 I veterani sono duri a morire 》 esordì Barry, colui che da sempre era il suo mentore.
《 Ti ho visto morire 》 mormorò la ragazza 《 a villa Spencer, Wesker ti ha sparato... 》
《 Da diversi anni nella polizia americana è in uso un accessorio chiamato giubbotto antiproiettile. Dovresti indossarne uno ogni tanto, certo non sarà comodo come quel pezzo di stoffa 》 spiegò indicando il vestiario della ragazza la quale gli corse incontro abbracciandolo con tutte le energie che aveva in corpo.
《 Hey piano, sono ancora sposato 》 obiettò il veterano della S.T.A.R.S.
《 Credevo di averti perso per sempre... 》
《 Come fareste tu e Chris senza di me? A proposito, lui non è qui... 》
《 È in Europa a indagare sulla sede parigina della Umbrella 》 spiegò Jill mentre l'uomo spostò lo sguardo verso Brad privo di sensi.
《 Vedo che cuor di leone non si smentisce mai 》 commentò suscitando un sorriso alla compagna.
《 Non essere troppo duro, mi ha salvata due volte oggi. Quando vuole sa essere coraggioso. 》
Barry annuì spostando lo sguardo verso Jill.
《 Devo mostrarti una cosa 》 disse facendole cenno di seguirlo qualche metro più distante.
Davanti a loro vi era una grande cassa criogenica con il coperchio aperto e vuota all'interno.
《 Hai idea di cosa sia? 》 chiese l'uomo mentre Jill esaminava la cassa.
《 Sembra vi fosse qualcosa dentro. O per meglio dire, qualcuno 》 spiegò indicando dei tubicini 《 questi servono per il riciclo del sangue. 》
《 Chiunque fosse contenuto qui dentro doveva avere una stazza notevole a giudicare dalle dimensioni di questa cassa da trasporto. 》
Jill annuì riuscendo a scorgere una scritta sul coperchio.
《 Progetto Nemesis 》 mormorò 《 è ciò di cui aveva accennato Chris, ma non sappiamo di cosa possa trattarsi. 》
In quel momento Brad riprese coscienza guardandosi intorno.
《 Sono morto? 》
《 Non ancora, ma sei comunque all'inferno 》 rispose Barry.
《 Allora perché sto parlando con il mio amico morto un mese fa? 》
Jill e Barry si scrutarono scuotendo il capo.
《 Ti spiego tutto strada facendo, ora andiamocene da qui 》 decise voltandosi verso il suo mentore 《 da dove passiamo? 》
《 Da dove sono passato io 》 replicò l'uomo indicando una vecchia scala antincendio che scendeva da un lato dell'ospedale privo di creature ostili.



ATTO 7: l'origine del male

Lasciato l'ospedale i tre S.T.A.R.S. decisero di equipaggiarsi per prepararsi ad affrontare lo scenario peggiore.
Sapevano tuttavia che non potevano svuotare l'armeria della centrale di polizia, e non solo perché ufficialmente non erano più degli S.T.A.R.S., ma anche per non privare i colleghi di armamenti preziosi.
Scelsero di recarsi da colui che da diversi anni ormai era il loro armaiolo di fiducia, il creatore della Samurai Edge in dotazione alla S.T.A.R.S. e proprietario di un negozio d'armi in centro città, Robert Kendo.
Col calare della sera presero una delle camionette della S.W.A.T. abbandonate in città e si diressero verso il centro raggiungendo il Kendo Gun Shop proprio mentre il loro amico stava abbassando la saracinesca.
《 Robert 》 esordì Jill smontando per prima dal furgoncino.
《 Valentine 》 la chiamò l'armaiolo notando i suoi vestiti imbrattati di sangue 《 per Dio, che ti è successo? 》
《 Lunga storia 》 rispose la ragazza 《 scusa se siamo venuti senza preavviso ma ci servono i tuoi giocattoli. 》
L'uomo scrutò l'amica confuso.
《 Siamo? 》 chiese prima di notare la presenza di Brad 《 agente Vickers 》 lo salutò, spostando poi lo sguardo verso l'uomo dato per morto da tutti.
《 Lo so lo so, faccio a tutti questo effetto 》 esordì Barry abbozzando un sorriso e salutando l'amico e coetaneo con un vigoroso abbraccio.
《 Santo cielo 》 esclamò Robert 《 perfino la morte ti evita come la rogna 》 aggiunse abbandonandosi a una grossa risata insieme al veterano della S.T.A.R.S.
《 È un piacere vederti, ma come ha detto Jill ci serve il tuo aiuto. 》
《 Certo, venite 》 li invitò riaprendo il negozio e accendendo le luci dal pannello elettrico 《 di cosa avete bisogno? 》
《 Arsenale bellico 》 rispose Jill guardandosi intorno 《 granate, lanciarazzi, fucili d'assalto. 》
《 Volete andare in Medio Oriente? 》
《 Peggio, andiamo all'inferno, se non viene prima lui da noi. 》
Kendo rimase in silenzio alcuni istanti all'udire le parole della ragazza, infine mostrò loro le armi più potenti di cui disponeva.
Illustrò il funzionamento di ognuna di esse soffermandosi in particolar modo su una pistola in particolare.
《 Vi presento la Lighting Hawk 44 MAG, per gli amici solo MAG. Un colpo di questa è in grado di perforare anche i più resistenti giubbotti antiproiettile. 》
《 Una pistola ammazza sbirro 》 proruppe Barry 《 mi domando a chi intendessi venderla. 》
《 Calma piedipiatti, ciò che vi ho mostrato è di esclusivo utilizzo dell'esercito. Per i civili con porto d'armi ci sono le classiche 9 mm. 》
《 Mh 》 mormorò il veterano 《 quante ne hai? 》
《 Quante ne vuoi? 》
Barry si guardò intorno facendo spallucce.
《 Siamo in tre 》 rispose.
《 E tre siano 》 confermò l'uomo mentre Jill imbracciava un fucile d'assalto 《 vi serve altro? 》
《 Per adesso siamo a posto, ma resta reperibile in questi giorni, potresti ricevere ingenti ordinazioni dal dipartimento. 》
《 Nessun problema. Riguardo al pagamento... 》
《 Addebita sul conto di Irons 》 lo interruppe l'amico porgendogli la mano.
《 Sarà fatto 》 rispose l'armaiolo 《 state attenti, siete i miei sbirri preferiti. 》
《 Lo sappiamo 》 replicò Jill facendo l'occhiolino e lasciando il negozio insieme ai compagni.
《 Dunque qual è il piano? 》 esordì Brad caricando la sua carabina.
《 Torniamo all'ospedale 》 replicò Barry 《 dobbiamo ammazzare quei bastardi prima che diffondano ulteriormente l'infezione 》 spiegò nel momento stesso in cui dal tettuccio del loro furgone qualcosa balzò verso di lui.
La prontezza di riflessi di Jill fu provvidenziale nel colpire al volo il piccolo bersaglio con due colpi del fucile d'assalto che si era appena procurata.
《 Cosa cazzo era? 》 urlò Brad guardandosi intorno, mentre Jill si avvicinò al bersaglio colpito.
《 È un... 》 esitò un istante 《 un roditore delle fogne. 》
《 Che cosa? Un topo? 》 chiese Barry confuso.
《 Guardate il suo corpo, è lacero e non è opera dei miei proiettili. Sembra quasi che... 》
Non terminò la frase che il roditore si rianimò e correndo tra i presenti si introdusse in un tombino.
《 No 》 mormorò Barry scuotendo il capo 《 ecco come ha fatto il virus a diffondersi così velocemente. Non si tratta dello stesso virus che sta attecchendo sui monti Arklay, questa è un'altra infezione 》 spostò lo sguardo verso Jill 《 hai detto che la Umbrella ha un secondo laboratorio. 》
La ragazza annuì.
《 Proprio sotto i nostri piedi. Se è scoppiato un secondo focolaio, i roditori hanno fatto da vettori. Questo spiega il comportamento anomalo degli infetti all'ospedale. Si tratta di un altro ceppo del virus-T... 》
《 E di un'altra epidemia 》 proseguì Brad 《 se i topi sono i vettori, anche eliminando gli infetti all'ospedale non otterremo nulla. I casi di cannibalismo si registrano in tutta la città. Raccoon City è... 》
《 Non dirlo! 》 gli intimò Jill 《 non 》 proseguì 《 dirlo... 》
《 Allora userò il condizionale. Raccoon City potrebbe essere spacciata. 》
《 Dobbiamo cambiare piano 》 esordì Barry dopo aver riflettuto 《 dobbiamo evacuare la città! 》
《 Nessuno ci darà ascolto, e poi quel corrotto di Irons filtra ogni notizia del dipartimento 》 spiegò Jill.
《 Fanculo Irons 》 replicò seccamente Barry 《 il dipartimento ascolterà la mia versione, non la sua. Lui non è nessuno agli occhi degli agenti, la metà di loro indossa l'uniforme grazie a me! 》
Jill annuì e spostò lo sguardo dall'uno all'altro.
《 Andiamo all'R.P.D. 》 decise infine.








ATTO 8: sotto assedio

Nei giorni che seguirono, Jill, Brad e Barry tentarono con tutte le loro forze di convincere il dipartimento di polizia ad attuare un piano d'emergenza per evacuare la città così da limitare la diffusione del virus e rendere più semplice l'eliminazione di un numero limitato di infetti.
Raccoon City vantava la presenza di oltre 100.000 cittadini, e ciò che i membri residui della S.T.A.R.S. volevano evitare era di ritrovarsi ad affrontare il medesimo numero di non morti.
Ciò avrebbe significato non soltanto la morte dell'intera cittadinanza, ma la successiva diffusione dell'epidemia in tutti gli Stati Uniti e in seguito, forse, nel mondo.
Dovevano a qualunque costo evitare che il numero di infetti potesse incrementare e l'unico modo era l'evacuazione dei civili sani.
Come ipotizzato il commissario Irons si oppose fermamente al piano degli agenti arrivando anche a sospenderli dal servizio, ma l'influenza di Barry fece sì che l'intero dipartimento di polizia scegliesse di sostenere gli S.T.A.R.S.
Tuttavia per attuare in tempi ragionevoli il piano era necessario incrementare il numero di agenti in strada.
Venne così avviata una massiccia campagna di reclutamento del personale presso tutte le città limitrofe.
Fu allora che avvenne l'impensabile.
Il capo della polizia fece chiudere le serrature elettroniche delle principali porte della centrale, mentre di altre nascose le chiavi.
Gli agenti si ritrovarono prigionieri della loro stessa fortezza.
Come se non bastasse Irons prese in ostaggio la figlia del sindaco facendo perdere le proprie tracce.
In seguito all'ordine del primo cittadino tutte le forze di polizia dovettero impegnarsi nel ritrovamento della ragazza facendo di fatto slittare il piano di evacuazione della città.
Irons agì d'impulso, vistosi messo alle strette e per paura d'essere smascherato dai suoi stessi agenti, compì un gesto irrazionale nel tentativo di ricattare il sindaco e trascinarlo con sé nell'infamia.
Dopotutto erano stati entrambi complici della Umbrella coprendone le attività illecite.
Infine arrivò Settembre e portò con sé notizie insperate.
《 A quanto pare la città è stata posta sotto legge marziale 》 spiegò Barry 《 presto arriverà l'esercito. Metteranno Raccoon City in quarantena e provvederanno a evacuare i civili rimasti. 》
Jill rise sarcastica.
《 Hai detto bene, quelli rimasti. A quest'ora la città poteva essere vuota e noi avremmo dovuto fronteggiare poche centinaia di infetti. Invece la fuori ci sono migliaia e migliaia di zombi e tutto per colpa di quel figlio di puttana di Irons! 》
《 Lo so, ma possiamo ancora fare del bene. Entro domani i militari saranno qui, dobbiamo farci trovare preparati e disponibili. Ho già mandato Brad a riposare, vai a casa anche tu, mi servi in forze. 》
Jill abbozzò un sorriso all'udire il modo in cui colui che per lei era da sempre un modello da seguire si preoccupava per lei.
《 Così mi fai arrossire 》 scherzò nel momento in cui si udirono distintamente alcuni colpi di pistola.
《 Che succede? 》 chiese Barry a gran voce.
《 Provenivano dall'ala ovest 》 spiegò un agente mentre tutti impugnarono le loro armi dirigendosi verso il luogo da cui sembrava provenissero gli spari.
Varcata una porta e poi due arrivarono al lungo corridoio a piano terra che conduceva verso gli uffici amministrativi, trovandosi dinnanzi a un gran numero di infetti che sfondando le finestre accedevano alla centrale.









《 Maledizione! 》 imprecò Barry 《 fuoco a volontà! 》
Tutti gli agenti cominciarono a sparare ai non morti davanti a loro.
《 Mirate alla testa! 》 ordinò Jill notando come l'esterno fosse pieno di infetti che si avvicinavano alle finestre.
《 Sono troppi 》 urlò Barry esplodendo altri due colpi 《 ritirata! 》
《 Avanti fatevi sotto merde! 》 urlò un agente spezzando il collo a un non morto che gli si era avventato addosso per poi finirne un altro a colpi di pistola.
《 Piantala di fare il pagliaccio Kevin e vieni qui! 》 sbraitò Marvin facendogli cenno di correre dai compagni.
《 Non serve un vaccino contro questo virus, sono io la cura! 》 riprese Kevin abbattendo un altro zombi per poi ricongiungersi al gruppo.
Gli agenti indietreggiarono oltre la porta che avevano appena varcato, attraversandola e spingendovi contro un enorme armadio metallico per bloccarla.
《 Non reggerà a lungo 》 esclamò l'agente Marvin, il cugino di Murphy, all'udire i colpi che sferravano gli zombi contro quella barricata di fortuna.
《 La saracinesca 》 indicò Jill dirigendosi al terminale di controllo.
Inserì la propria password ma si vide negato l'accesso al sistema.
《 Maledetto Irons 》 imprecò mentre si fece avanti Barry.
《 Fai provare a me. Ero ufficialmente morto, non credo che quel bastardo abbia pensato di rimuovermi le credenziali 》 spiegò inserendo nome utente e password personale, riuscendo ad accedere al programma.
Dopo pochi secondi le saracinesche che dividevano l'atrio della centrale dai corridoi ovest e est si abbassarono.
Bloccò elettronicamente anche la grande porta blindata principale.
《 Merda 》 esordì Jill 《 e ora che facciamo? 》
《 La centrale è circondata da quegli schifosi 》 spiegò Murphy cambiando caricatore alla sua pistola 《 forse possiamo uscire dal retro passando per gli archivi 》 propose.
《 Impossibile, Irons ha bloccato quelle porte e non sappiamo dove abbia nascosto le chiavi, probabilmente in punti diversi della centrale 》 spiegò Jill guardandosi intorno.
《 Per ora siamo al sicuro 》 li rincuorò Barry 《 ma non possiamo stare qui per sempre. 》
《 Quanto impiegheranno gli agenti di rinforzo dalle città vicine a raggiungerci? 》 chiese Murphy.
《 Non sappiamo neanche se hanno ricevuto la chiamata, con Irons che remava contro. Inoltre, non è stata specificata l'entità della minaccia, non sanno a cosa stanno per andare incontro. 》
Murphy sorrise sarcastico.
《 È naturale, chi avrebbe risposto a una chiamata per fronteggiare un apocalisse zombi? Ci servirebbe Van Helsing... 》
《 No, ci serve un esercito che evacui questa cazzo di città prima che sia troppo tardi. Sono già migliaia la fuori 》 replicò Jill continuando a guardarsi intorno in cerca di una via d'uscita.
《 Aspettate 》 esordì Barry 《 forse abbiamo un passaggio, ma dovete aiutarmi 》 spiegò dirigendosi verso la statua della Dea della giustizia presente nell'atrio.
《 La fede è la tua via d'uscita? 》 ironizzò provocatoria Jill.
《 No, ma ero presente quando la nuova centrale venne costruita. Questa statua è stata posta su una precedente botola che conduceva ai sotterranei. 》
《 Forse se la spostiamo 》 mormorò Murphy avvicinandosi a sua volta al monumento.
《 Aiutami, facciamo leva sulla pedana 》 lo invitò lo S.T.A.R.S.
I due uomini, aiutati da altri agenti, si apprestarono a spingere l'effige della Dea di marmo rivelando un cunicolo buio che si inerpicava verso il basso.
《 Sei un grande 》 si complimentò Murphy afferrando il volto del compagno e baciandogli la barba.
《 Sono sposato e non sei il mio tipo 》 brontolò l'uomo.
《 Non sarai mica razzista 》 aggiunse l'agente afroamericano illuminando il passaggio con una torcia, mentre gli zombi riuscirono ad arrivare alle saracinesche.









《 Jill, vai tu, noi restiamo qui 》 ordinò Barry.
《 Non ci penso neppure a lasciarvi soli. 》
《 Ci sono agenti bloccati in altre aree della centrale, dobbiamo salvarli e questa sarà la nostra via di fuga. Tu mettiti in salvo, raggiungi Brad e inviate nuovamente la richiesta di soccorso ai dipartimenti vicini. Ci servono quegli agenti. 》
Jill esitò alcuni istanti, infine estrasse la propria torcia e gettò uno sguardo al compagno.
《 Vedi di non farti ammazzare di nuovo 》 lo avvertì prendendo un grosso respiro e inoltrandosi nel passaggio sotterraneo, mentre gli agenti richiusero il punto d'ingresso spostando la statua per impedire, qualora le saracinesche non avessero retto, che gli infetti potessero rendere inagibile l'unica via di salvezza della centrale di polizia.



ATTO 9: nella tenebra

Jill percorse la ripida scalinata che si inerpicava verso il basso ritrovandosi in una stanza buia e polverosa.
Illuminò l'ambiente circostante con la torcia notando la presenza di un vecchio ascensore.
Ne aprì l'anta e vi entrò cliccando sull'unico pulsante presente.
Dopo circa un minuto giunse al piano e Jill aprì le porte ritrovandosi in un corridoio di cemento stretto e buio.
Avanzò di alcuni passi prestando estrema attenzione a dove mettesse i piedi.
Il rumore sordo dei suoi passi riecheggiava in quell'ambiente freddo e umido mentre il freddo e spesso cemento rendeva impossibile udire i rumori in superficie.
Percorse altri dieci metri, infine un rumore di gocce che cadevano sul pavimento attirò la sua attenzione.
Pensò dovesse trattarsi di una tubatura rotta, ma non appena illuminò il soffitto con la torcia distinse chiaramente una creatura rossastra senza pelle.








Lunghi artigli fuoriuscivano dalle dita affusolate con cui si teneva aggrappato al soffitto e una lingua lunga quasi un metro fuoriusciva da quelle enormi fauci dentate che occupavano metà di quel volto privo di occhi.
Non aveva mai visto una creatura simile, neppure durante il blitz a villa Spencer.
Sparò alcuni colpi di pistola che la belva evitò balzando agilmente sulla parete di destra, per poi darsi la spinta e proiettarsi verso di lei.
La sua prontezza nel gettarsi a terra le evitò di finire decapitata dagli artigli del mostro, ma la torcia cadendo si danneggiò iniziando a emettere luce intermittente.
Si rimise in piedi iniziando a correre lungo lo stretto corridoio nella direzione da cui intravedeva un flebile spiraglio di luce, ma il mostro allungò la sua lunga lingua fino ad afferrarla per la caviglia e facendola cadere nuovamente a terra iniziò a trascinarla indietro.
Jill tentò disperatamente di aggrapparsi a qualcosa ma senza successo.
Quando fu a meno di due metri dalla creatura estrasse il proprio coltello da combattimento militare e tagliò di netto quella lingua terrificante liberandosi dalla stretta e riprendendo la propria corsa braccata dall'enorme mostruosità che la inseguiva correndo a quattro zampe come una fiera partorita dall'altro più oscuro e perverso dell'inferno.
Corse per altri venti metri nel buio fino a gettarsi contro il maniglione antipanico di una porta blindata richiudendosela alle spalle.
La creatura riuscì a introdurre una delle grandi mani artigliate prima che la porta potesse chiudersi del tutto ferendo Jill a una spalla.
《 Bastardo 》 urlò la ragazza colpendogli ripetutamente l'arto con il coltello fino a che il dolore spinse la bestia a ritrarre la mano permettendole di serrare entrambe le ante della porta.
Si accasciò al suolo per riprendere fiato guardandosi la ferita sanguinante al braccio.
Strappò un lembo del suo top blu e lo avvolse attorno a quel graffio che fortunatamente non necessitava di punti di sutura essendo stata raggiunta di striscio superficialmente.
Qualche centimetro più vicino e quella bestia avrebbe potuto portarle via tutto il braccio.
Ignorava di che tipo di creatura si trattasse, era una mutazione del tutto nuova per lei.
Si rimise in piedi guardandosi intorno e realizzando di trovarsi nientemeno che in un tratto dell'impianto fognario di Raccoon City, precisamente nel condotto che transitava al di sotto del dipartimento di polizia.
Intravide una scaletta a pioli illuminata dalla luce di un lampione in superficie che filtrava attraverso il tombino.
Si avvicinò e la percorse raggiungendo finalmente la superficie.





ATTO 10: un nuovo pericolo

Non appena fu di nuovo in strada si rese conto d'essere finita dalla padella alla brace.
Decine di non morti all'odore del sangue che emanava la sua ferita si precipitarono nella sua direzione bramosi di divorarla lembo dopo lembo.






Iniziò a correre in direzione di un vicolo dal quale poteva accedere alle cucine sul retro di un ristorante, e da lì attraversando il locale finire sulla grande strada parallela, dove vide con stupore una dozzina di Hunter morti.
Alcuni erano dilaniati in due, altri avevano il cranio frantumato e altri ancora evidenti tumefazioni, ma sui loro corpi non vi erano segni di colpi d'arma da fuoco o da taglio.
Notò un'impronta sul cofano di un auto della polizia, sembrava di uno stivale il cui numero era almeno cinque volte superiore a quello del piede di un normale essere umano.
A chiunque appartenesse quel piede doveva trattarsi di un individuo enorme, dotato dell'agilità necessaria a saltare su una macchina e di una forza capace di eliminare un branco di Hunter a mani nude.
Sapeva bene che esisteva una sola creatura simile, ma era convinta d'avere ucciso l'unico esemplare a villa Spencer.
Possibile che vi fosse un Tyrant a piede libero per Raccoon City?
Si trattava della più grande ambizione della Umbrella Corporation, la creazione del soldato perfetto tramite virus-T.
Il nome stesso del virus stava a indicare il termine Tyrant, per questo era stato progettato, la creazione di bio-soldati dalle capacità sovrumane.
Tuttavia soltanto pochi individui possedevano il codice genetico necessario per adattarsi al virus, il 90% degli esseri umani tendeva a subire una rapida degenerazione cellulare e diventare zombi.
I non morti, in pratica, erano il prodotto di scarto del virus-T.
Ripensò a quel poco che sapeva circa il programma Nemesis, e all'enorme cassa da trasporto vista sul tetto dell'ospedale.
Possibile che quel fantomatico Nemesis fosse un nuovo prototipo di Tyrant?
Se così era, per fronteggiare un simile nemico sarebbe servito un carro armato, e forse nemmeno sarebbe bastato.
Jill seguitò a procedere in direzione dell'appartamento di Brad.
Le strade della città erano buie e deserte e nell'aria riecheggiava soltanto il lontano lamento degli zombi e, talvolta, delle grida.
Sapeva bene che nel momento stesso in cui le udiva ormai era tardi, anche qualora colui o colei che aveva urlato fosse riuscito a salvarsi, era ormai infetto e spacciato e da lì a poche ore si sarebbe trasformato.
Si sentì improvvisamente in colpa e impotente.
Se soltanto quanto accaduto ormai un mese e mezzo prima alla villa fosse valso a qualcosa.
Tutti quegli agenti S.T.A.R.S. morti, e nessun risultato ottenuto, nessuna prova che inchiodasse la Umbrella, nessuna cura per quella malattia che loro avevano creato.
Niente.
Mentre proseguiva verso la sua meta ricevette una comunicazione radio.
《 Jill, mi ricevi? 》
《 Barry! Sono di nuovo in strada, mi sto dirigendo a casa di Brad. Com'è la situazione in centrale? 》
《 Abbiamo fatto fuori quei figli di puttana oltre l'ingresso principale e transennato il cortile, ma se non altro possiamo uscire da nord adesso 》 spiegò l'uomo tradendo un timbro vocale rammaricato che non passò inascoltato all'orecchio di Jill.
《 C'è dell'altro? 》
《 È... è Murphy, non ce l'ha fatta... 》
Jill dovette fermarsi un istante per elaborare la notizia della morte dell'amico.
《 L'hanno morso. Lui era riuscito a divincolarsi ma l'hanno circondato. Potevamo salvarlo, ma ha detto che era tardi e si è sparato un colpo in bocca... 》
Jill esitò alcuni istanti prima di rispondere.
《 Non potevate salvarlo 》 rispose 《 era stato morso, lo sai bene anche tu cosa significa. 》
Barry rimase in silenzio.
《 Sto andando da Brad, invieremo altre richieste di soccorso. Tu vai via da lì, pensa alla tua famiglia. 》
《 Il dipartimento è la mia famiglia 》 replicò l'uomo 《 ho dei doveri verso la comunità che servo. Tu fai ciò che devi fare, ci aggiorniamo! 》
Chiusa la chiamata Jill fu finalmente davanti al palazzo in cui abitava Brad.
Ne varcò la soglia con l'arma in pugno salendo la scalinata fino alla sua porta ma la trovò aperta senza nessuno all'interno.
《 Maledizione Brad 》 imprecò pensando che forse si fosse diretto a casa sua.
Tornò dunque in strada e tagliando da un vicolo in cui dei roditori si stavano cibando di un cadavere, raggiunse il quartiere adiacente alla metropolitana udendo in lontananza una voce cupa, profonda e terrificante.
《 STAAAAAAAARS 》 urlò l'inumana presenza.
《 Che cazzo era? 》 trasalì 《 S.T.A.R.S.? 》 mormorò guardandosi intorno e accelerando il passo. 
Mentre questi pensieri le affollavano la mente si diresse verso il proprio monolocale.
Salì la scalinata e si chiuse la porta alle spalle gettandosi sul letto.
Non chiudeva occhio da almeno quattro giorni e non appena fu distesa precipitò in un profondo e lungo sonno.




ULTIMO ATTO: Nemesis

Jill aprì gli occhi lentamente scuotendo il capo e guardandosi intorno, realizzando di trovarsi nel proprio appartamento.
"Quanto ho dormito?", pensò alzandosi dal letto e osservando fuori dalla finestra.
La pioggia incessante batteva sulla vetrata e dall'esterno non si udivano rumori fuori dall'ordinario.
"Possibile che sia stato tutto soltanto un brutto sogno?", pensò ancora riferendosi al contagio, ai non morti che dilagavano in città e alle armi biologiche.
Forse si era sognata tutto, d'altronde l'esperienza da incubo vissuta nella villa-laboratorio della Umbrella avrebbe debilitato la mente di chiunque.
Si recò in bagno accendendo la luce dall'interruttore e aprì l'acqua del lavandino sciacquandosi il viso.
Si sentì ristorata e rinvigorita.
Richiuse il getto dell'acqua calda notando alcune gocce di sangue.
"Ma cosa..."








Si fissò allo specchio e ciò che vide la fece trasalire.
Un'orrenda necrosi le stava divorando il viso, con la pelle che cadeva e la carne che putrefaggeva.
"No, no..." ansimò in preda al terrore, prima di riaprire nuovamente gli occhi.
《 Porca puttana 》 esclamò con il cuore che le esplodeva nel petto, realizzando trattarsi di un incubo.
Si rimise in piedi affacciandosi alla finestra, esattamente come aveva appena sognato, ma la realtà fu ben più amara.
Dall'esterno si udivano grida strazianti, colpi d'arma da fuoco ed elicotteri.
《 Ma quanto ho dormito? 》 si chiese guardando la data sulla sveglia.
《 Merda! 》 esclamò nell'apprendere che aveva dormito per ben due giorni consecutivi.
Si sfilò il top lacero indossando una canotta blu e dirigendosi al bagno per sciacquarsi il viso, questa volta senza subire mutazioni.
Tornò nella stanza accanto accendendo il televisore, il notiziario comunicava l'intervento a Raccoon City delle forze armate le quali avevano posto la città in quarantena e si stavano impegnando a far evacuare i civili sani.
D'un tratto suonò il telefono facendola sobbalzare, aveva i nervi a fior di pelle a causa di quell'incubo.
《 Arrivo 》 esclamò afferrando la cornetta e portandola all'orecchio 《 pronto! 》
《 Jill, mi senti? 》
《 Brad? Grazie al cielo sei vivo... 》
《 Ascoltami, vai via da lì, subito! 》
《 Che cosa? Brad calmati, le forze armate sono arrivate. Tra dieci minuti sarò in centrale e... 》
《 No! 》 la interruppe 《 lui è lì, vai via adesso! Nemesis... 》 ripeté nell'attimo esatto in cui un violento colpo lo interruppe mandando la parete a cui era attaccato il telefono in pezzi.
Jill perse la presa sulla cornetta voltandosi di scatto verso il muro crollato e vedendo palesarsi l'imponente figura di un individuo di oltre due metri d'altezza avvolto da un impermeabile nero.










Tentò di difendersi ma venne colpita con un manrovescio che la fece balzare contro la parete dal lato opposto della stanza.
Tentò di rialzarsi ma ricevette un violento calcio che le incrinò alcune costole facendola rotolare sul pavimento.
Afferrò la propria pistola d'ordinanza sparando alcuni colpi alla testa del suo nemico, ma questi caricò un violento pugno che evitò per una frazione di secondo.
Il colpo s'infranse contro la parte bassa della parete mandandola in frantumi.
Jill rimase pietrificata dal terrore nel vedere come fosse in grado di distruggere un muro come fosse fatto di cartone.
Si trascinò sul pavimento mentre la potentissima creatura si avvicinava a lei a passo deciso in tutta la sua spaventosa possanza.
Si rialzò a fatica lasciando l'appartamento e dirigendosi verso l'uscita d'emergenza.
Percorse una scaletta antincendio scendendo di un piano e inoltrandosi nel corridoio inferiore, ma la strada gli venne sbarrata dall'inarrestabile Tyrant che dal piano di sopra sfondando il pavimento le si parò dinnanzi.
La afferrò per la testa con una mano sollevandola dal pavimento e portandola alla sua altezza.
《 STAAAAARS 》 ringhiò scagliandola fuori dalla finestra come fosse una bambola di pezza.
Jill precipitò nel vuoto e soltanto la presenza di un cassonetto aperto la salvò dal rompersi le ossa a causa della caduta dal quinto piano.
Si trascinò fino a rimettersi in piedi scorgendo la figura di Brad in fondo al vicolo.
《 Jill, stai bene? 》
《 Che cazzo era quello? 》
《 Non lo so, ma pare ce l'abbia con la S.T.A.R.S. 》 spiegò facendole cenno di seguirla.
La ragazza si guardò intorno, ovunque vi erano fiamme, auto esplose e non morti.







L'esercito americano non era riuscito a fronteggiare le orde di infetti, divenuti ormai decine di migliaia.
Raccoon City era perduta, non restava che la fuga disperata da quell'inferno e da quella creatura mandata in città per mettere a tacere la S.T.A.R.S. una volta per tutte.
Il Nemesis.
Tutto quello che aveva affrontato fino a quel momento non era che l'inizio, per Jill Valentine il vero incubo era appena cominciato!







- La fuga da Raccoon City prosegue nel videogioco RESIDENT EVIL 3 -

















CREDITI

• Soggetto originale: CAPCOM
© Capcom Co., Ltd. Tutti i diritti riservati

• Rielaborazione narrativa: Y.A.
© Y.A. FanFiction

• Trama, personaggi, marchio e nomi presenti nella presente opera sono di proprietà di CAPCOM Co.
La presente opera, seppur collocabile canonicamente nella lineup del marchio, è disponibile unicamente per la lettura gratuita in forma di FanFiction, senza alcuno scopo di lucro da parte dell'autore e utile a pubblicizzare le opere originali CAPCOM.
L'autore riconosce a CAPCOM eventuali diritti di ri-pubblicazione dell'opera nonché piena autorità su futuri introiti economici derivanti dalla medesima. 

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